• Binario 95 - Racconti


    Daniele Poto

    dialoga con Luciana Apicella

    13 gennaio 2015 ore 18:00

    Librerie Coop · Zanichelli

    Piazza Galvani · Bologna

    Reading di Alessandro Tampieri

    Binario 95” è l’ultima produzione di Daniele Poto, memorie a metà tra saggistica e letteratura, ma anche e soprattutto un diario di viaggio solidale nell’Italia odierna improntato a un realistico pessimismo. Dunque un viaggio reale come metafora del difficile percorso della vita. Tra prima e seconda classe, trasferimenti impossibili, precarietà assortite. Frammenti letterari, recensioni, sfoghi polemici, idee e fantasia. E il tutto riconduce al titolo. Infatti il binario 95 è la stazione dei diseredati, il punto d’approdo per chi non ha da mangiare e da dormire e viene accolto nelle strutture solidali presso la stazione Termini di Roma. Un messaggio di speranza per un mondo davvero poco solidale. Dunque il punto d’approdo per i poveri del mondo è anche un messaggio di speranza e di ottimismo.
    Tratto dal libro
    Quante storie su un treno

    È dal 1984 che viaggio in treno ma è dal 1997 che nessuno viene a prendermi alla stazione Termini. Non è che mi lamenti di ciò. Non sono cambiato io, non mi crolla l’autostima per questo. È cambiata la vita che gira intorno, le nostre abitudini. Per questo quasi mi commuovo quando scendo da un convoglio – e nessuno mi aspetta – e vedo che c’è invece qualcuno che resiste alla logica del tempo (e dei tempi), si protende alla vista tra centinaia di passeggeri frettolosi in discesa e scruta, s’ingegna per cercare di cogliere lo sguardo della persona amata, amica, del conoscente. E io li guardo questi volti per intercettarne magari uno che conosco, che mi osservi amichevolmente. E invece no, quello sguardo è concentrato su un indizio, sulla sola persona che si può e si vuole riconoscere. Il suo orizzonte visivo è unidirezionale, io (come gli altri) in quel momento non esisto. Se mi prendesse istantaneamente un infarto non sarei soccorso da quella persona, ne sono sicuro. 
    Io no, non vorrei essere così. Ho lo sguardo aperto e se qualcuno lo raccogliesse potrebbe anche accogliermi come un forestiero o un pellegrino giunto in un luogo sconosciuto. Ma non succede. E a volte alla stazione chiedo autografi quando vedo un personaggio degno di stima. Beh, sì, ho una certa abilità nel riconoscere personaggi stimabili. Non dico famosi che è diverso. È per questo che sulla mia agenda ci sono i pregiati autografi di Fabrizio Bentivoglio e Goran Bregovic, opportunamente mascherati per non farsi riconoscere dai pochi che potrebbero individuarli rispettivamente immersi nella ressa delle stazioni di Milano e di Roma. No, non mi vergogno per l’età. Sono quasi miei coetanei. Non mi sento diminuito a chiedere un autografo, è un riconoscimento di stima e loro mi sono apparsi contenti. Un teatrante non è mai così famoso come uno che fa una pubblicità a un detersivo. E al Sud vedo stazioni tutte diverse l’una dall’altra. Senza un metro unificatore. Così ho sentito ripetere messaggi in francese dall’altoparlante della stazione di Foggia. E un francese bello, pulito, esatto, forbito mentre cani randagi di grossa taglia passeggiavano placidi nell’atrio senza che nessuno protestasse o si stranisse.”

    Daniele Poto “Binario 95” - Edito da Abao Aqu abaoaquedizioni.org - pag.176

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