• Focalis - particolari emozioni


    Alessandro Ostini

    Tedofra Art Gallery · Bologna

    5  >  15 marzo 2011

    a cura di Gregorio Rossi

    Un evento promosso da Italian Art Promotion e col Patrocinio del Comune di Bologna

    Convenzionalmente una foto viene intesa come presenza o comunicazione o vissuto sociale; nel caso di Alessandro Ostini ci troviamo di fronte ad un teorema di vissuto personale. Una fruizione estetica di forme nei confronti delle quali vi è stato un rifiuto aprioristitico di ogni collocazione oggettiva; quando per oggettivo intendo il modo usuale, collettivo, quotidiano di percepire la realtà circostante. Alessandro Ostini ritrae quello che ad un primo approccio visivo può sembrare il fantastico, ma quando un artista ci dà una serie di immagini dalle quali deve scaturire un discorso articolato è necessario chiarire il discorso che il fotografo fa con le sue foto. Sono frammenti che, appena visionati mi sono sembrati sconnessi e sparsi, soprattutto irriconoscibili; in realtà Ostini fotografa una verità ancora più definita dell’immagine generale che l’occhio percepisce. Uno dei più grandi maestri della fotografia insegnava che per imparare si sarebbe dovuto ritagliare su un cartoncino un rettangolo attraverso il quale osservare ciò che normalmente guardiamo con una percezione più ampia. Il nostro fotografo è andato oltre non entrando in un microcosmo sconosciuto ma definendo e portando alla conoscenza di tutti il particolare, il segmento che normalmente sfugge ma che costantemente ci circonda. In questo vedo la linea di confine che lo separa dal fotografo dilettante così come dal ritrattista di professione; quasi lo paragonerei ai pittori simbolisti come Moreau: il particolare del reale diventa opera d’arte e si realizza in forma estetica, in culto della bellezza, in moduli inimitabili di preziosa ricercatezza. La sua non è una fuga decadente dalla realtà, ma è una ricerca costante ed elaborata per entrare in una realtà che non ritengo affatto azzardato dire che trasforma e trasfigura in arte vera e propria. Potrei anche paragonare l’opera di lui con un viaggio nell’antica cartografia dove in quelle mappe, indubbiamente, si trovano luoghi irriconoscibili proprio perché irreali, ma vi si trovano anche particolari ormai scomparsi che però, per esempio, l’occhio esperto di un archeologo può ancora riscontrare. La rappresentazione dell’orbe terrestre fino al XVI-XVIII secolo è stata congetturale; nell’apparenza anche le foto di Alessandro Ostini potrebbero sembrare una sua congettura del tutto personale ed immaginarie, insomma quella che potrebbe essere fraintesa come un’elaborazione cibernetica. Tutt’altro: il suo è un indagare assoluto e preciso di ciò che è alla portata del campo visivo, di quello che magari l’occhio superficialmente registra ma che non viene poi memorizzato ed elaborato in maniera raziocinante. Insomma il fotografo non ci porta alla scoperta di un altro mondo ma del mondo che attraversiamo continuamente e che lui, con la sapienza del tecnico e con la sensibilità dell’artista, integra nella completezza di ciò che tanto la natura quanto la mano dell’uomo o la casualità hanno creato completamente; quindi l’affresco nella sua totalità. Ho chiamato più volte Ostini artista e, in qualità di storico dell’arte, mi permetto di far notare che il quadro più famoso del mondo, cioè “La Gioconda”, affascina, inquieta ed attrae non solo per la figura di Monna Lisa, ma anche e forse soprattutto per lo sfondo con tutti quei particolari percepiti come una visione ad una prima attenzione superficiale e poi individuati e riconosciuti o solo intuiti dall’inconscio. Basti pensare che è di questi giorni che nel dipinto più studiato di tutti i tempi, due studiosi hanno scoperto due simboli all’interno delle pupille. Alessandro Ostini è colui che vede e ci fa vedere le lettere nascoste, ma realmente presenti negli occhi di Monna Lisa

    Gregorio Rossi

    ostini.it

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