• La genesi della pittura


    Andrea Benetti

    musica di Frank Nemola

    Università Aldo Moro di Bari

    28 febbraio  >  30 marzo 2014

    a cura di Stefania Cassano

    Un evento promosso dall'Università Aldo Moro di Bari, dall'Associazione Culturale AnimARSi, da Italian Art Promotion e col patrocinio della Regione Puglia, della Provincia e del Comune di Bari. del Comune di Castellana Grotte, del F.A.I. (Fondo per l'Ambiente Italiano) Sez. di Bari, del Parco Nazionale dell'Alta Murgia, delle Grotte di Castellana, dell'Archeo Club Sez. di Bari

    Le immagini sono per l’Homo sapiens del Paleolitico superiore la più antica forma di proiezione della realtà e vengono fissate sulle pareti delle caverne in funzione delle sue necessità vitali. Per questa originaria moderna umanità cavalli ed uri dominano lo scenario delle rappresentazioni nelle più importanti grotte paleolitiche europee, da Lascaux ad Altamira fino alle più emozionanti rappresentazioni dei rinoceronti, bisonti e cavalli della grotta Chauvet, datate ad oltre trentamila anni. L’esigenza di trasferire in una dimensione simbolica gli elementi biologici esistenti nel contesto naturale ha spinto l’Homo sapiens ad affidare alle pareti delle grotte speranze ed aspettative, visualizzate nelle immagini del “bestiario” paleolitico fondamentale alla sua sopravvivenza. Le rappresentazioni della cosiddetta “arte rupestre” che si completano nei documenti di “arte mobiliare” sono sempre state considerate significative di una capacità dell’Homo sapiens di proiettare il mondo esterno in una dimensione che se pur realistica implicava tuttavia una partecipazione oltre che fisica anche psichica, giustificata dal soddisfacimento delle necessità simboliche degli individui produttori delle rappresentazioni figurative. Ne deriva che le grotte ornate oltre che rappresentare il mondo figurativo dei popoli cacciatori paleolitici esprimono con l’apparire dei segni astratti una necessità di codificazione del simbolismo in segni più facilmente comprensibili e trasmissibili. «La riproduzione e l’interpretazione visiva della realtà, elementi organici dell’arte veristica gravettiana, si concettualizzano nell’elaborazione dei segni che esprimono la consapevolezza universale di qualcosa di immateriale, metafisico, comunicato attraverso un linguaggio grafico semplice, immediato, comune. Per troppo tempo considerate subalterne all’arte, simili espressioni sono invece una fondamentale conquista umana, un vero e proprio linguaggio simbolico che dopo milioni di anni proietta l’uomo dalla realtà all’astrazione»¹. La scoperta della gestante con feto sepolta circa 28.000 anni fa nella Grotta di Agnano ad Ostuni con un complesso rituale che prevedeva la divinizzazione della defunta addobbata simbolicamente come le statuine

    >> IL VIDEO <<

    steatopigiche gravettiane diffuse nell’Europa paleolitica e contornata da resti di cavalli ed uri ci rimanda alle stesse necessità simboliche delle raffigurazioni parietali e mobiliari. La presenza al disotto del capo della defunta di un ciottolo siliceo corticato con ocra ed incisioni parallele ci documenta sulla necessità di esprimersi in un linguaggio grafico sintetico, comprensibile e fortemente significativo. Il motivo a tratteggio in tutte le sue forme ed evoluzioni astratte, dal gravettiano alla fine del Pleistocene, diventa il leit-motiv della preistoria europea ed espressione di un vero e proprio grafismo simbolico delle origini. Se osserviamo i tratteggi del dorso della statuetta in avorio di Lespugue, i segni sul corno del bassorilievo di Laussel, la capigliatura della «Venere di Brassempouy» notiamo che tra il gravettiano e l’epigravettiano i segni e le realizzazioni plastiche venivano usati in maniera complementare per sottolineare la natura divina della rappresentazione. Nella maggior parte delle rassegne sull’arte del paleolitico superiore europeo le rappresentazioni femminili, gli animali, gli ornamenti simbolici, ma anche gli utensili, le armi e gli oggetti da sospensione sono quasi sempre integrati dalla ripetizione del motivo a tratteggio. Se tali segni non avessero un preciso significato simbolico, non sarebbero giustificabili nella loro semplicità decorativa in relazione alle splendide realizzazioni artistiche. È un motivo comune che a partire già dalle più antiche fasi della preistoria europea perdurerà fino al tardo pleistocene marcando il valore universale dell’ideologia dei cacciatori e raccoglitori forse per ben oltre ventimila anni.
    I disegni Neorupestri di Andrea Benetti sono raffigurazioni di animali, uomini, oracoli e sciamani interpretati e rivisitati come omaggio alla stessa Pittura Rupestre per arrivare con le origini dell’Arte Astratta al livello di sintesi raggiunto dagli uomini paleolitici alla fine dei tempi glaciali, circa 10.000 anni fa. Era necessario “un Primitivo nel Terzo Millennio” per rileggere la Storia dell’Uomo e questo viaggio nell’Arte delle origini di Andrea Benetti più che una ricerca sulla verginità primigenia ci proietta in una moderna visione della realtà interpretata con tutti i suoi limiti e le sue grandezze ma sempre fortemente connotata dai colori della creatività dell’Autore.

    Donato Coppola

    [1] Donato Coppola, Il Riparo di Agnano Nel Paleolitico superiore. La sepoltura Ostuni 1 ed i suoi simboli, Università di Roma Tor Vergata, 2012, p.137.

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